È necessaria l'autorizzazione del datore di lavoro per un tatuaggio?
Farsi un tatuaggio è una decisione personale, ma può avere conseguenze sul lavoro? Molte persone si chiedono se sia necessario ottenere il permesso dal proprio datore di lavoro prima di farsi un tatuaggio. In questo post approfondiremo l'argomento e risponderemo alle domande più frequenti.
Datori di lavoro e tatuaggi: le regole
In Italia non esistono leggi specifiche che stabiliscano se un datore di lavoro debba autorizzare un tatuaggio. Tuttavia, i datori di lavoro hanno il diritto di imporre determinati codici di abbigliamento e requisiti di cura personale, purché siano ragionevoli e pertinenti alla funzione svolta. Questo può significare che i tatuaggi visibili in alcune professioni non siano consentiti.
È consigliabile verificare la politica del proprio datore di lavoro riguardo ai tatuaggi prima di farsene uno. Di solito queste informazioni si trovano nel regolamento aziendale o nel manuale del personale. Se non esiste una politica chiara, è opportuno discuterne con il proprio responsabile o con il reparto risorse umane.
Professioni in cui i tatuaggi possono essere un tema delicato
In alcune professioni avere tatuaggi visibili può essere più delicato rispetto ad altre. Pensiamo, ad esempio, a ruoli con molto contatto con i clienti, come nel commercio, nella ristorazione o nell’assistenza sanitaria. Anche in professioni dove è importante un aspetto rappresentativo, come in una banca o in uno studio legale, i tatuaggi possono essere considerati meno appropriati.
Questo non significa che in queste professioni non si possa avere un tatuaggio, ma è consigliabile riflettere in anticipo sulla posizione e sulla visibilità dello stesso. Un tatuaggio che può essere facilmente coperto con l’abbigliamento è spesso una scelta più sicura.
Esempi pratici e conseguenze
Un esempio di come i datori di lavoro possono gestire i tatuaggi è la storia di Tom. Lavorava come commesso in un negozio di abbigliamento e si fece un tatuaggio vistoso sull’avambraccio. Il suo datore di lavoro ritenne che non fosse in linea con l’immagine dell’azienda e chiese a Tom di coprire il tatuaggio durante l’orario di lavoro con una maglia a maniche lunghe.
In un altro caso, Laura si fece un tatuaggio sul collo senza consultare il datore di lavoro. Il suo capo non ne fu contento e le diede un richiamo ufficiale. Da quel momento in poi, Laura dovette portare i capelli in modo da nascondere il tatuaggio durante il lavoro.
Consigli per farsi un tatuaggio mentre si lavora
- Verifica la politica del tuo datore di lavoro riguardo ai tatuaggi prima di fartene uno
- In caso di dubbi, confrontati con il tuo responsabile o con il reparto risorse umane
- Rifletti bene sulla posizione e sulla visibilità del tatuaggio
- Scegli un punto che possa essere facilmente coperto con l’abbigliamento se necessario per il lavoro
- Ricorda che i tatuaggi visibili possono influire sulle opportunità di carriera in alcuni settori
Se hai dubbi sul fatto che un tatuaggio permanente sia una buona idea in relazione al tuo lavoro, puoi prima considerare di sperimentare con un tatuaggio temporaneo. In questo modo puoi vedere come reagisce il tuo ambiente e decidere se un tatuaggio vero in quella posizione sia opportuno. Siti web come tattforaweek offrono un’ampia scelta di tatuaggi temporanei per ogni stile.
Conclusione: la comunicazione è fondamentale
Se è necessario il permesso del datore di lavoro per farsi un tatuaggio dipende dalla tua situazione lavorativa specifica e dalla politica aziendale. Anche se in Italia non ci sono leggi che regolano questo aspetto, i datori di lavoro possono comunque imporre requisiti sull’aspetto del personale.
La chiave per evitare problemi è una buona comunicazione. Parla delle tue intenzioni riguardo al tatuaggio con il tuo datore di lavoro se hai dubbi, e rifletti attentamente sulla posizione e sull’impatto del tatuaggio sul lavoro. Con comprensione e rispetto reciproci spesso è possibile trovare soluzioni più flessibili di quanto si pensi.
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